Giovedì 29 Giugno 2006

- Sezione 5 - Dal 1979 al 1994 - Temi principali

Dal mainframe alle reti locali

La V generazione e la progressiva scomparsa del mainframe

Il periodo si apre con il dominio dei mainframe IBM della quarta generazione, sia per l’hardware che per il software di base.

Tuttavia, mente il sistema operativo corrisponde a decine di migliaia di anni uomo in sviluppo ed era quindi difficilmente replicabile, la tecnologia dei microprocessori permetteva di costruire macchine con migliori prestazioni che potevano essere vendute a prezzi inferiori di quelle IBM. Nasce così, da parte di produttori soprattutto giapponesi, la diffusione dei PCM (PlugCompatibleMainframe) che erode una quota sostanziale del mercato. Sull’onda di questo successo nel 1982 il governo giapponese lancia il “progetto quinta generazione” (annunciato già l’anno precedente) diretto da Kazuhiro Fuchi: ha come obbiettivo di costruire un computer di nuova architettura con l’hardware altamente parallelo, il software sviluppato sul Prolog e le applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Dopo una decina di anni il progetto terminava senza aver raggiunto nessuno dei suoi obbiettivi.

Comunque anche il mainframe cominciava un declino senza ritorno: la complessità impediva lo sviluppo di applicazioni (veramente) nuove e i costi elevati (e lo sviluppo delle telecomunicazioni) promovevano l’outsorcing; cioè la gestione (remota) da parte di terzi degli strumenti di calcolo.

Le Lan e i server

Verso la fine degli anni ‘80 la convergenza dei “mini” con i personal produce i server (che causano l’estinzione dei mainframe). Si affermano essenzialmente due standard (specie verso la fine del periodo): microprocessori Intel e sistemi Microsoft, da una parte, microprocessori Risc (con una particolare architettura) e sistema operativo Unix dall’altra. Verso la fine del periodo (dal 1991 in poi) compare “Linux”, una versione di Unix iniziata da Linus Torvald, che è opensource e free; evolve nel tempo e costituisce un fenomeno di vasta portata che sarà particolarmente importante nel periodo successivo.

Come si vede meglio nel cartellone III di questo periodo, nella seconda metà degli anni ‘80 si delineano gli standard della trasmissione dati: TCP/IP per l’aspetto software, ethernet per l’aspetto hardware. Questo, in un decennio, cambia l’aspetto fisico dei sistemi informativi aziendali: da uno o più mainframe cui è connessa una rete a stella di terminali a una rete (Lan: Localareanetwork) a maglie di terminali cui sono connessi server e (sempre meno) mainframe. Anche l’architettura logica cambia: innanzitutto scompaiono progressivamente i database gerarchici che vengono completamente sostituiti da quelli relazionali; la diffusione e la potenza di calcolo crescenti dei personalcomputer sostengono il paradigma della “elaborazione distribuita”, in cui un certo compito elaborativi è suddiviso in più programmi eseguiti in maniera coordinata su più hardware collegati dalla rete (ma spesso localizzati in siti diversi). Emerge in particolare il cosiddetto modello client/server in cui il flusso di dati tra il server (o il mainframe) e il terminale (PC) è tenuto al minimo (a causa anche della velocità delle linee di trasmissione, ancora modesta) e parte dell’elaborazione (per esempio la costruzione della presentazione finale) è fatta sul client (il terminale, appunto). Il modello, comunque, stenta ad affermarsi, a causa dell’elevata complessità della scrittura dei programmi che richiede.

Le applicazioni

A metà strada tra i server e i PC, compaiono le workstation: hanno grande potenza di calcolo e uno schermo di ampie dimensione e elevata risoluzione; nate dapprima nel mondo della ricerca, si diffondono soprattutto per la cosiddetta computergraphic; nascono così i sistemi informativi geografici e si diffondono gli gli strumenti per il CAD.

Parallelamente al PC IBM e ai compatibili, ma distinto, nei primi anni ’80, si sviluppa un discreto mercato dei cosiddetti homecomputers per gli hobbist e per i giochi elettronici, basati su microprocessori non Intel o Motorola ; nel 1983, un leggera crisi economica negli Stati Uniti manda in crisi i videogame su hardware dedicato, che non risogeranno più: i giochi saranno prodotti su hardware “standard” Intel.

In questo periodo, a fianco del personalcomputer, appare un’altra protagonista, destinata a rivoluzionare la produzione di documenti (e anche, in qualche modo, la produzione di contenuti): la stampante di qualità. Le stampanti dei terminali del periodo precedente (e quelle dei primi PC) erano ad impatto: la prima stampante laser di grande diffusione e basso costo risale al 1984: la LaserJet della HP (con la risoluzione do 300 dpi e il costo di 3600 dollari), seguita l’anno dopo dalla Apple LaserWriter. Nel 1990 la HP commercializza il primo modello sotto i 1000 dollari. Alla fine del periodo compare la prima laserprint a colori. Un’altra tecnologia (inventata intorno al 1976) compare sul mercato nel 1988: la stampa a getto di inchiostro (il primo prodotto è la DeskJet della HP) che con una qualità solo leggermente inferiore è decisamente più economica (ed è destinata ad affinavarsi a quasi la metà dei PC).

La enorme diffusione dei personal fa aumentare gli utenti non esperti di applicazioni informatiche: queste a loro volta evolvono, adottando sempre più una GUI (GraphicUserInterface) simile a quella caratteristica delle applicazioni di office e diventano sempre più userfriendly; parallelamente cambiano gli stili di lavoro: scompaiono macchine da scrivere e “tutti” compongono i loro documenti curandone direttamente la grafica.

Si modifica la produzione editoriale, almeno per quello che riguarda la preparazione e la impaginazione dei testi, che viene sempre più fatta con strumenti basati su personal e software standard.

Scompaiono alcuni mestieri comuni: le dattilografe e i disegnatori (come nel periodo precedente erano scomparsi i contabili). Scompaiono anche alcuni mestieri informatici: per esempio non ci sono più perforatrici (e verificatrici di schede); si creano nuovi mestieri, per esempio l’assistenza alla rete, ai PC e alle applicazioni di produttività standard. La diffusione delle stampanti ad alta qualità incoraggia il “perfezionismo” e l’uso di copie multlipe: l’uso della carta aumenta a tal punto che periodicamente compaiono sostenitori del paperlessoffice.

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