Giovedì 29 Giugno 2006

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Il modello comunicativo del linguaggio

Un importante modello della comunicazione la descrive attraverso le funzioni svolte nel modo semplificato nella figura 1. In questo modello si ha un trasmettitore (T) , un ricevitore (R) e un mezzo attraverso cui avviene la comunicazione (M, spesso chiamato medium, plurale media). Lo scopo della comunicazione è quello di trasferire una informazione dal trasmettitore al ricevitore utilizzando il medium.

Figura 1; il modello elementare della comunicazione.

Ogni informazione è una astrazione, e in quanto tale non ne è possibile una descrizione fisica diretta. D'altra parte gli enti fisici hanno bisogno di una rappresentazione fisica delle informazioni disponibili. A questo scopo ogni ente fisico dotato di informazioni le rappresenta internamente attraverso una sua peculiare descrizione (che proprio per la sua peculiarità non può essere esportata o condivisa). L'informazione sul fatto che il «cielo è azzurro» è probabilmente conservata da circuiti neuronali completamente diversi in ognuno di noi, Di conseguenza, qualunque ente dotato di informazioni deve trasformarla in un «codice» condivisibile perchè possa essere trasmessa e riconosciuta dal ricevitore.

Il processo di codifica e decodifica delle informazioni è rappresentato nella figura 2.

Nella figura sono indicate le seguenti fasi:

  1. codifica; l'informazione «IT», descritta secondo le modalità proprie del trasmettitore «T», viene codificata in un segnale il cui significato sia noto dal ricevitore;

  2. produzione; il segnale viene prodotto in forma fisica, in maniera da poter attraversare il medium; a questo scopo devono essere presenti degli appositi attuatori; il segnale scelto deve essere producibile dagli attuatori disponibili e deve essere compatibile con le caratteristiche fisiche del medium;

  3. trasporto; il segnale «S» attraversa il medium dal trasmettitore al ricevitore; a questo scopo il segnale scelto deve essere compatibile con le caratteristiche fisiche del medium;

  4. percezione; il segnale viene ricevuto dal ricevitore attraverso gli strumenti percettivi propri del ricevitore; a questo scopo devono essere presenti degli appositi sensori; il segnale scelto deve essere percepibile dai sensori disponibili;

  5. decodifica; il segnale viene decodificato in una informazione «IR» descritta secondo le modalità proprie del ricevitore «R».

Ovviamente l'informazione ricevuta «IR» può essere differente dall'informazione trasmessa «IT» , per uno dei seguenti motivi: un errore di codifica nella fase 1; un cattivo funzionamento degli attuatori nella fase 2; un «rumore» durante l'attraversamento del medium nella fase 3; un cattivo funzionamento dei sensori nella fase 4, un errore di decodifica nella fase 5.

È importante notare che gli «attuatori» utilizzati nella fase 2 e i «sensori» utilizzati nella fase 4 spesso nascono non allo scopo di permettere la comunicazione, ma piuttosto per interagire con il medium. Infatti quest'ultimo non è altro che il mondo fisico nel quale esistono il trasmettitore e il ricevitore, e nel medium sono presenti continuamente fenomeni fisici che solo in un numero limitato di casi sono segnali. Per esempio, quando un lupo assume una posa di sottomissione (con il ventre scoperto), gli «attuatori» del segnale sono i muscoli coinvolti nel movimento fatto (che normalmente servono per tutti i vari movimenti dell'animale, quelli necessari per spostarsi, per mangiare, per sopravvivere e anche, talvolta, per comunicare) e i «sensori» sono gli occhi (che di solito servono a verificare cosa sta succedendo nell'ambiente). Il segnale è un fenomeno fisico che deve poter essere prodotto dal trasmettitore (nell'esempio un movimento che cambia i raggi luminosi riflessi dall'animale) e che deve poter essere percepito dal ricevitore (tramite dei sensori di raggi luminosi).

Il segnale quindi è un fenomeno fisico esattamente dello stesso tipo di tanti altri (la luce riflessa da una pozza d'acqua, la caduta di una foglia, il movimento di una preda) che non sono però segnali ma che invadono lo stesso ambiente fisico e disturbano la comunicazione con il «rumore» (anche se in questo caso il «rumore» non è un suono ma è la presenza di altri differenti stimoli visivi.

Anche se teoricamente si potrebbero avere un enorme numero di segnali poco differenziati, la presenza del rumore, dovuta al fatto che nell'universo c'è dell'altro, e la possibilità di errori nelle varie fasi descritte fa sì che i segnali debbano essere pochi per poter essere facilmente distinguibili anche nelle situazioni più disturbate: molti sistemi di comunicazione sono quindi basati su poche decine di segnali. Ma poche decine di segnali possono trasportare solo poche decine di informazioni diverse. Un modo per superare questo limite è descritto nella figura 3, dove si descrive come un «linguaggio» aumenti il numero di informazioni trasmissibili attraverso alcuni semplici concetti:

  • prima idea (la più geniale!): si costruiscono dei segnali elementari che non portano nessuna informazione;

  • i segnali elementari privi di informazioni vengono «articolati» una prima volta così da ottenere segnali a cui è possibile associare informazioni unitarie (che corrispondono a un unico concetto elementare);

  • le informazioni unitarie vengono «articolate» una seconda volta così da ottenere complesse informazioni strutturate.

Nella figura 4 si vede come avviene la trasmissione nel linguaggio: i segnali vengono prodotti in maniera articolata in un canale di comunicazione che deve permettere la trasmissione nell'arco di tutto il tempo necessario a garantirne la percezione completa. In figura il primo segnale è già arrivato, il secondo sta arrivando e il terzo è stato appena trasmesso ed è quindi ancora sconosciuto al ricevitore. Si noti che il segnale articolato può essere decodificato solo dopo essere stato completamente e correttamente percepito.

Alcuni esempi (imprecisi ma comunque utili alla comprensione) delle varie componenti di una comunicazione linguistica:

  • segnale elementare privo di significato: nel linguaggio orale, un fonema; nel linguaggio alfabetico, una lettera; nel linguaggio ideografico, un segno (dell'ideogramma); sono alcune decine;

  • segnale articolato dotato di significato unitario: una parola (o, più precisamente, un semema); sono decine di migliaia;

  • significato articolato: una frase, un testo, un documento; sono in quantità innumerevole.

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