Giovedì 29 Giugno 2006

- Sezione 3 - Dal 1600 al 1945 - Approfondimenti

Quo facto

Nel diciassettesimo secolo, Leibniz "sognava" in questi termini:
"Io ritengo di poter escogitare una certa scrittura universale, mediante la quale possiamo eseguire calcoli su ogni genere di argomenti e trovare dimostrazioni come nell'algebra e nell'aritmetica"

Quo facto, quando orientur controversiae, non magis disputatione opus erit inter duos philosophos, quam inter duos computistas. Sufficiet enim calamos in manus sumere sedereque ad abbacos et sibi mutuo (accito si placet amico) dicere, calculemus” (De Scientia universalis seu Calculo philosophico [Phi, v. VII, p. 200]; [Rus, p. 497]).

Stupefacente, quel "calculemus"!
In pratica si afferma che un ragionamento dimostrativo potrebbe essere trattato alla stregua di un problema matematico: le premesse corrispondono ai dati iniziali, la conclusione alla soluzione. Come per risolvere un problema si applicano, a partire dai dati iniziali, un certo numero di regole di calcolo per ricavare l'elemento incognito, così nel ragionamento da un gruppo di premesse attraverso regole di deduzione si giunge alla conclusione. In entrambi i casi si ha una catena: si passa da un anello all'altro o con regole di calcolo o con regole logiche: da ciò che si sa e si conosce come vero, si produce "un nuovo" vero. In entrambi i casi occorre disporre prioritariamente di un opportuno linguaggio preciso e rigoroso in cui formalizzare la questione, cioè tradurla in nudi simboli, da trattare con regole di manipolazione che non necessitano di fare riferimento al significato.
Di fronte alle prime macchine calcolatrici, il filosofo Thomas Hobbes (1588-1679) esclamava: "Ottone e ferro sono stati investiti della funzione del cervello ed istruiti a compiere una delle più difficili operazioni della mente". Ci si avviava verso la liberazione dalla fatica di far calcoli. A questo proposito Leibniz aveva detto: "Non è ammis-sibile che studiosi e scien-ziati, anziché elaborare e confrontare nuove teorie, perdano le proprie ore come schiavi nelle fatiche del calcolo, che potrebbe essere affidato a chiunque se si potessero usare le macchine...".
Oggi le macchine, come possiamo facilmente constatare, sono diventate un essenziale strumento per la rappresentazione, la raccolta e la gestione delle conoscenze. Trattare conoscenze costituisce una attività sempre più rilevante nella società moderna; la tecnologia stessa non si identifica più solo con le macchine che trasformano materiali. Oggi sta diventando sempre più rilevante il peso dei sistemi per la raccolta e la gestione delle conoscenze; il computer può aiutare a prendere decisioni, ad impostare razio-nalmente una strategia: può aiutare non solo a fare, ma anche a decidere.

http://www.libertas.sm/Articoli/Informatica_didattica/Informatica_articoli/Informatica_articolo4.htm

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